UNI 11337-8:2026 vs UNI/PdR 74:2019: cosa cambia
Dalla certificazione del “Sistema di Gestione BIM” al governo dei processi digitalizzati
Il 9 aprile 2026 è stata pubblicata la UNI 11337-8:2026, la nuova norma dedicata al Sistema di Gestione e di Governo dei Processi Digitalizzati nelle organizzazioni che operano nel settore delle costruzioni e dell’immobiliare. La nuova norma aggiorna e trasforma in standard la precedente UNI/PdR 74:2019, nata come prassi di riferimento per il Sistema di Gestione BIM.
Definisce l’evoluzione da un BIM inteso prevalentemente come metodo di progettazione a un sistema più maturo, orientato al governo dei dati, dei flussi informativi e dei processi decisionali delle organizzazioni.
NQA Italia ha seguito da vicino questa evoluzione normativa. Il Direttore di NQA Italia, Ing. Giusi Cannata, ha partecipato al tavolo UNI per lo sviluppo della norma, confermando il ruolo attivo di NQA Italia nel percorso di maturazione della certificazione BIM per le organizzazioni.
Perché questa norma è importante
La UNI/PdR 74:2019 definiva i requisiti di un Sistema di Gestione BIM (SGBIM), con l’obiettivo di migliorare l’efficienza dei processi digitalizzati di programmazione, progettazione, produzione, esercizio, manutenzione ed eventuale dismissione dell’opera. Il suo scopo era fornire elementi funzionali alla certificazione del sistema di gestione BIM dell’organizzazione, sia essa affidataria o committente.
La UNI 11337-8:2026 compie un salto di livello: definisce i requisiti di un Sistema di Gestione e di Governo dei Processi Digitalizzati (SGPD) per organizzazioni operanti nel settore della costruzione e dell’immobiliare, supportato dall’information management. La norma fornisce elementi per la qualificazione delle organizzazioni che adottano processi, metodologie e dispositivi relativi alla digitalizzazione, anche in riferimento al proprio sistema di controllo di gestione.
La differenza centrale è questa: la vecchia prassi guardava soprattutto alla capacità dell’organizzazione di applicare il metodo BIM; la nuova norma guarda alla capacità dell’organizzazione di governare processi digitalizzati, dati e decisioni in modo strutturato, misurabile e integrato.
1. Cambia il perimetro: da SGBIM a SGPD
La prima differenza evidente riguarda il nome e il concetto stesso del sistema.
La UNI/PdR 74:2019 parlava di Sistema di Gestione BIM (SGBIM). La UNI 11337-8:2026 introduce invece il Sistema di Gestione e di Governo dei Processi Digitalizzati (SGPD). Il nuovo testo sostituisce il linguaggio centrato sul “BIM” con quello della gestione informativa digitale e del governo dei processi digitalizzati, in conformità al D. Lgs. 36/2023.
Questo passaggio non elimina il BIM. Al contrario, lo inserisce in un contesto più ampio. Il BIM diventa una componente di un sistema organizzativo che comprende:
processi aziendali;
processi di commessa;
gestione dei dati;
gestione degli ambienti digitali;
ruoli e competenze;
cybersecurity;
controllo di gestione;
KPI;
miglioramento continuo.
In altre parole, la UNI 11337-8 porta la certificazione da una logica di “abbiamo strumenti e procedure BIM” a una logica di “governiamo in modo strutturato i processi digitali dell’organizzazione”.
2. Il campo di applicazione diventa più ampio e più preciso
La UNI/PdR 74 si rivolgeva a organizzazioni coinvolte nei processi di programmazione, progettazione, produzione, esercizio, manutenzione e dismissione dell’opera.
La UNI 11337-8 amplia e chiarisce il campo di applicazione, includendo una platea più articolata di soggetti: committenze pubbliche e private, sviluppatori immobiliari, società di consulenza immobiliare, strutture di gestione immobiliare e infrastrutturale, organismi di progettazione, direzione lavori, collaudo, organismi ispettivi, imprese di costruzione, imprese di installazione, produttori e distributori.
La norma non ragiona più soltanto in funzione della categoria dell’organizzazione, ma anche delle funzioni effettivamente svolte. Nel nuovo impianto assumono particolare rilievo, tra le altre, funzioni come:
committenza;
rilievo;
modellazione;
progettazione;
direzione lavori;
coordinamento della sicurezza;
esecuzione;
manutenzione;
collaudo;
gestione immobiliare;
verifica della progettazione;
coordinamento progettuale;
gestione digitale dei processi informativi e dell’ambiente di condivisione dati;
gestione dei processi autorizzativi.
Questa impostazione è molto rilevante ai fini della certificazione, perché spinge le organizzazioni a definire con maggiore accuratezza il proprio campo di applicazione. Non basta più una formulazione generica come “progettazione” o “modellazione”: il campo deve essere coerente con i processi realmente governati, con il livello di maturità digitale e con le evidenze disponibili.
3. La norma introduce una visione a due livelli: organizzazione e commessa
Uno degli aspetti più importanti della UNI 11337-8 è la distinzione tra:
processi strutturali dell’organizzazione, cioè quelli di sede, direzionali, gestionali, amministrativi e strategici;
processi relativi alle singole commesse, comprese le eventuali catene di fornitura e le compagini temporanee o collaborative.
La nuova norma richiede di considerare il sistema di gestione nella duplice veste dei processi interni e dei processi inerenti alle singole commesse.
Questo è un cambio di prospettiva molto concreto. Un’organizzazione non viene valutata solo perché utilizza software BIM o produce modelli informativi in alcune commesse. Viene valutata per la capacità di collegare ciò che avviene nelle commesse con il proprio sistema organizzativo: politica, obiettivi, risorse, responsabilità, flussi informativi, gestione dei fornitori, audit interni, riesame della direzione e miglioramento.
4. I dati diventano il centro del sistema
La UNI 11337-8 porta al centro il tema della gestione del dato.
La nuova norma richiede che i processi siano progettati e gestiti mettendo al centro l’integrità, la tracciabilità e la verifica periodica dei dati. Inoltre, l’organizzazione deve dimostrare che le informazioni ottenute dall’analisi dei dati siano utilizzate per supportare decisioni basate su fatti e per pianificare azioni di miglioramento.
È un passaggio decisivo: la certificazione non riguarda più solo la presenza di procedure, modelli o ambienti di condivisione, ma la capacità dell’organizzazione di trasformare i dati in decisioni.
Questo avvicina il sistema di gestione SGPD al linguaggio dei sistemi di gestione più evoluti: monitoraggio, misurazione, analisi, valutazione, KPI, controllo di gestione e miglioramento continuo. La digitalizzazione non è più un “reparto tecnico”, ma uno strumento di governo aziendale.
5. Maggiore allineamento con le altre norme
La UNI 11337-8 si colloca in modo più esplicito nel quadro della serie UNI EN ISO 19650, della serie UNI 11337, della ISO 9001 e del nuovo Codice dei contratti.
Questo cambiamento rende la UNI 11337-8 più adatta a dialogare con il sistema normativo complessivo della gestione informativa digitale e dei sistemi di gestione per la qualità. È anche coerente con il quadro dei contratti pubblici: l’Allegato I.9 al D.Lgs. 36/2023 richiama infatti i metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni, collegandoli a formazione, strumenti hardware e software, atto di organizzazione, ambiente di condivisione dati e gestione del ciclo di vita dell’opera.
6. Leadership, politica e obiettivi diventano più strategici
La vecchia prassi parlava di politica BIM e linee guida BIM. La nuova norma chiede una politica per il Sistema di Gestione dei Processi Digitalizzati, coerente con il contesto dell’organizzazione e con i suoi indirizzi strategici.
La politica deve diventare il quadro di riferimento per fissare obiettivi sia a livello dell’organizzazione sia a livello delle commesse. Deve inoltre includere impegni relativi al miglioramento continuo, alla formazione, all’acculturamento digitale e all’interazione tra gestione ordinaria, gestione delle commesse e catene di fornitura. Questi impegni devono trovare riscontro nel sistema: piani di formazione, piani di disseminazione digitale, criteri di qualifica fornitori.
Questo significa che l’alta direzione non può limitarsi ad approvare un documento formale. Deve dimostrare leadership, disponibilità di risorse, integrazione del sistema nei processi aziendali e capacità di orientare l’organizzazione verso una maturità digitale crescente.
La Politica aziendale va riscritta. Non basta eliminare i riferimenti alle “Linee guida BIM”: servono impegni formali nuovi su formazione continua, acculturamento digitale di tutto il personale, non solo dei BIM Specialist, BIM Coordinator e BIM Manager, e gestione della supply chain.
7. Nuovi concetti: OIR, AIR, PIR, CI, OGI e PGI
La UNI 11337-8 rafforza il collegamento tra sistema di gestione e requisiti informativi.
La nuova norma richiama la necessità di determinare:
i Requisiti Informativi Organizzativi (OIR);
i Requisiti Informativi Patrimoniali (AIR), se pertinenti;
i criteri per i Requisiti Informativi di Progetto o di Investimento (PIR);
i criteri per il Capitolato Informativo (CI), se pertinente;
i criteri per le Offerte di Gestione Informativa (OGI);
i criteri per i Piani di Gestione Informativa (PGI).
Questi elementi rendono il sistema più aderente alla logica dell’information management: l’organizzazione deve sapere quali informazioni le servono, perché le servono, chi le produce, come vengono controllate, dove vengono condivise e in che modo supportano decisioni e obiettivi.
La conseguenza pratica è importante: un’organizzazione che vuole certificarsi dovrà dimostrare non solo di avere template documentali, ma di aver costruito un sistema coerente di requisiti informativi, flussi, responsabilità e controlli.
8. L’ ACDat diventa un elemento molto più strutturato
La UNI/PdR 74 già considerava l’Ambiente di Condivisione dei Dati come elemento rilevante. La UNI 11337-8 lo rende ancora più centrale.
Ora l’ACDat è trattato in modo analitico in una nuova appendice dedicata, con requisiti relativi a gestione del dato, protezione, riservatezza, tracciabilità, metadatazione, GUID/UUID, timestamp, gestione degli accessi, collaborazione, archiviazione, disservizi, garanzie, interoperabilità e integrazione con altri ecosistemi.
È un ampliamento significativo. L’ACDat non viene più visto solo come piattaforma di scambio documentale, ma come parte dell’ecosistema digitale dell’organizzazione. Deve poter supportare la collaborazione, la tracciabilità, la sicurezza, la gestione dei contenitori informativi e, dove necessario, l’interoperabilità con altri sistemi.
Per le aziende, questo comporta una verifica più matura della propria infrastruttura digitale: non basta “avere una piattaforma”; occorre dimostrare che sia governata, configurata, controllata e coerente con i rischi e i processi dell’organizzazione.
9. Cybersecurity, business intelligence e data governance entrano nel linguaggio della certificazione
Una delle novità più evidenti è l’ingresso di concetti che nella UNI/PdR 74 erano meno sviluppati o meno espliciti.
Compaiono definizioni e requisiti collegati a:
cyber security;
business intelligence;
prediction;
workflow management;
gestione e protezione del dato;
interoperabilità degli ecosistemi digitali;
soluzioni organizzative per la sicurezza informatica.
Più dati vengono prodotti, condivisi e utilizzati per decidere, più diventano centrali sicurezza, affidabilità, disponibilità, integrità e tracciabilità.
La nuova norma chiede quindi alle organizzazioni di ragionare in modo più integrato: BIM, qualità, sicurezza delle informazioni, infrastrutture IT, controllo di gestione e gestione dei fornitori non sono più mondi separati.
10. Le competenze professionali restano decisive, ma con una visione più ampia
La UNI 11337-8 conferma il ruolo delle figure professionali BIM previste dalla UNI 11337-7.
La norma richiede competenze per gestire flussi informativi, ambienti di condivisione dati, responsabilità, infrastrutture hardware e software, oltre a competenze connesse alla digitalizzazione e, in prospettiva, alla data science.
La certificazione delle figure professionali accreditata da organismi di terza parte continua ad essere indicata come elemento sufficiente a garantire il rispetto dei requisiti di competenza per i ruoli previsti, ma la norma considera anche il caso in cui più persone ricoprano una funzione in gruppo o in cui le competenze debbano essere dimostrate tramite esperienze documentate.
Per le organizzazioni questo significa che il tema non è solo “avere una persona certificata”, ma costruire un sistema di competenze coerente con il campo di applicazione, i processi gestiti e la complessità dell’organizzazione.
11. La gestione dei fornitori e degli appaltatori diventa esplicita
Punto esplicitamente assente nella UNI/PdR 74. La UNI 11337-8 richiede di stabilire, attuare e mantenere processi per controllare l'approvvigionamento di processi, prodotti e servizi esterni. Il gruppo di fornitura deve avere capacità e risorse per:
gestire e produrre le informazioni, sulla base di esperienza e formazione pertinenti;
assicurare la disponibilità di tecnologie IT, software e hardware, secondo i requisiti di commessa.
L'organizzazione deve assicurare che:
gli accordi di affidamento all'esterno siano coerenti con i requisiti legali, normativi e altri requisiti applicabili;
le funzioni e i processi affidati all'esterno siano tenuti sotto controllo;
sia garantito un adeguato coordinamento tra gruppo di fornitura e organizzazione;
siano applicati criteri per valutazione, selezione, monitoraggio e rivalutazione dei fornitori.
12. Le appendici diventano più operative
La UNI/PdR 74 conteneva una checklist integrativa. La UNI 11337-8 introduce una struttura più articolata, con nuove appendici dedicate a:
tipologie di organizzazione e funzioni;
requisiti del SGPD;
requisiti dell’ACDat;
requisiti del progetto pilota;
acronimi e glossario.
Il nuovo impianto è più utile per chi deve prepararsi alla certificazione, perché consente di collegare requisiti, funzioni e processi in modo più chiaro. Nel prospetto dei requisiti SGPD compaiono aree come tecnologia, sicurezza, organizzazione e procedure, con requisiti minimi, fortemente raccomandati e opzionali in funzione delle attività svolte.
Questo approccio aiuta a superare una lettura rigida della checklist. La nuova norma riconosce che un sistema può essere efficace anche in presenza di configurazioni diverse, purché l’organizzazione sia in grado di dimostrare coerenza, controllo, consapevolezza dei rischi e maturità dei processi.
13. Cosa cambia per le aziende già certificate secondo UNI/PdR 74
Per le organizzazioni già certificate secondo UNI/PdR 74:2019, la UNI 11337-8 rappresenta un’evoluzione naturale, ma non automatica.
Molti elementi restano coerenti: politica, obiettivi, competenze, risorse, infrastrutture, informazioni documentate, audit interni, riesame della direzione, miglioramento continuo. Tuttavia, la nuova norma richiede una lettura più profonda di questi elementi.
Le aziende dovranno probabilmente rivedere:
la politica e il manuale gestionale;
la mappatura dei processi digitalizzati;
la definizione dei requisiti informativi;
l’integrazione tra processi di sede e processi di commessa;
la gestione dell’ACDat;
le evidenze su cybersecurity, backup, disaster recovery e protezione del dato;
i KPI e le metriche di maturità digitale;
la valutazione delle competenze interne e dei fornitori;
il collegamento tra sistema SGPD e altri sistemi di gestione aziendale.
Il punto fondamentale è che la certificazione dovrà dimostrare non solo l’esistenza di un sistema, ma la sua efficacia nel governare i processi digitalizzati.
14. Cosa cambia per chi vuole certificarsi per la prima volta
Per le aziende che si avvicinano ora alla certificazione, la UNI 11337-8 offre un’opportunità importante: costruire fin dall’inizio un sistema allineato al nuovo scenario normativo.
Il percorso non dovrebbe partire dalla domanda “quali documenti devo preparare?”, ma da domande più strategiche:
Quali processi digitalizzati governa realmente l’organizzazione?
Quali funzioni svolge nel ciclo di vita dell’opera?
Quali dati produce, riceve, controlla e conserva?
Quali piattaforme utilizza?
Quali competenze interne possiede?
Quali attività affida all’esterno?
Quali rischi digitali deve presidiare?
Quali indicatori usa per misurare l’efficacia del sistema?
In che modo la direzione utilizza le informazioni per prendere decisioni?
Questa impostazione permette di evitare sistemi solo documentali e di costruire invece un SGPD realmente utile: uno strumento di gestione, competitività e miglioramento.
15. Il ruolo della certificazione accreditata
Con la UNI 11337-8, la certificazione evolve insieme al mercato. L’obiettivo non è semplicemente attestare l’adozione del BIM, ma verificare la capacità dell’organizzazione di gestire e governare processi digitalizzati in modo efficace, misurabile e coerente con il proprio contesto.
NQA Italia ha ottenuto l’accreditamento ACCREDIA per il Sistema di Gestione BIM in conformità alla UNI CEI EN ISO/IEC 17021 e alla UNI/PdR 74:2019, ed è già al lavoro per la transizione dell’accreditamento anche per UNI 11337-8, confermando il proprio impegno nella certificazione di sistemi di gestione BIM con un processo imparziale, trasparente e rigoroso.
La UNI 11337-8 segna la maturità del BIM aziendale
La UNI 11337-8:2026 rappresenta un passaggio fondamentale per il settore delle costruzioni e dell’immobiliare.
La UNI/PdR 74 ha avuto il merito di introdurre e consolidare il concetto di Sistema di Gestione BIM. La nuova norma porta quel percorso a un livello superiore: non solo BIM, ma governo digitale dell’organizzazione.
Per le imprese, gli studi di progettazione, le committenze, i gestori immobiliari, gli organismi ispettivi e tutti gli attori della filiera, la sfida è chiara: dimostrare di possedere non solo strumenti digitali, ma un sistema capace di governare dati, processi, responsabilità, competenze, sicurezza e miglioramento continuo.
In questo scenario, NQA Italia è pronta ad accompagnare le organizzazioni nella transizione verso il nuovo quadro normativo, mettendo a disposizione esperienza, competenza tecnica e una conoscenza diretta dell’evoluzione della norma.
La UNI 11337-8 non è solo la “nuova norma BIM”. È il nuovo riferimento per misurare la maturità digitale delle organizzazioni nel settore delle costruzioni.
Per ogni esigenza legata alla certificazione BIM delle organizzazioni, all’interpretazione della UNI 11337-8:2026 o alla transizione dalla UNI/PdR 74:2019, contattaci.