UNI 11337-8:2026: la nuova norma raccontata da chi ha contribuito alla sua scrittura

Intervista all'ing. Giusi Cannata, Amministratore di NQA Italia e membro del Gruppo di Lavoro UNI che ha redatto la norma


Il 9 aprile 2026 è entrata nel corpo normativo nazionale la UNI 11337-8:2026 "Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 8: Sistema di gestione dei processi digitalizzati in una organizzazione operante nel settore delle costruzioni e dell'immobiliare", la norma che sostituisce la UNI/PdR 74:2019.


Non è una revisione cosmetica. È un cambio di paradigma: si passa dal "Sistema di Gestione BIM" al "Sistema di Gestione e di Governo dei Processi Digitalizzati". Dietro c'è stato un lavoro del Gruppo di Lavoro UNI/CT 033/SC 05/GL 06 "Sistemi informativi immobiliari" durato circa due anni, che ha coinvolto accademici, committenze pubbliche, grandi operatori e organismi di certificazione.


Per raccontare cosa cambia davvero abbiamo intervistato una persona che a quel tavolo ha lavorato dall'interno: l'ing. Giusi Cannata, Amministratore di NQA Italia, Organismo di Certificazione e Ispezione accreditato Accredia, che ha contribuito direttamente alla stesura della norma.

Perché la UNI/PdR 74 è diventata la UNI 11337-8:2026

Ing. Cannata, partiamo dalla genesi. La PdR 74 era stata pubblicata a fine 2019, siamo solo sei anni dopo. Perché è stato deciso di trasformarla in norma UNI proprio adesso?


La PdR 74 nasce come strumento pionieristico. Le prassi di riferimento, per loro natura, sono documenti sperimentali: hanno un iter di pubblicazione più agile rispetto alle norme, ma hanno anche una durata massima di cinque anni, trascorsi i quali devono essere trasformate in norma oppure ritirate.


In quei sei anni è successo di tutto. Il mercato ha iniziato a certificarsi in modo significativo, è arrivato il nuovo Codice Appalti con il D.Lgs 36/2023 che all’art.43 obbliga all’adozione metodi e strumenti di gestione informativa digitale. E soprattutto è esplosa l'Intelligenza Artificiale, che quando la PdR è stata scritta era ancora una nicchia per addetti ai lavori.


Diventava evidente che serviva un documento con una consistenza maggiore, più strutturato, allineato al quadro legislativo, aperto alle tecnologie emergenti. Il tavolo UNI ha lavorato per circa due anni per arrivarci.

Il contributo di NQA Italia alla stesura della norma

Cosa ha significato, dal suo punto di vista, aver contribuito alla scrittura di una norma di questa portata?


Significa confrontarsi con persone molto diverse: accademici, grandi committenze pubbliche, altri organismi di certificazione, rappresentanti di imprese. Ognuno porta il proprio punto di vista, la propria esperienza, a volte i propri interessi legittimi.


Come Organismo di Certificazione noi abbiamo portato al tavolo qualcosa di molto concreto: quello che vediamo ogni giorno negli audit. Dove un requisito funziona e dove non funziona, dove un testo è ambiguo e genera contenzioso, dove invece la norma aiuta davvero il cliente a migliorare. È una prospettiva che solo chi fa audit può portare.


Questo si riflette direttamente nel lavoro quotidiano: quando spieghiamo la norma ai nostri clienti, non ci limitiamo a leggerla. Raccontiamo anche perché è scritta così. È una differenza che si nota al primo incontro.

Differenze tra UNI/PdR 74 e UNI 11337-8:2026

<p><strong>Qual è la differenza più sostanziale tra la UNI/PdR 74 e la nuova UNI 11337-8?</strong></p><p><br></p><p>Il passaggio di status è il primo elemento. La PdR era una prassi di riferimento; la 11337-8 è una norma nazionale UNI a pieno titolo, integrata nella serie 11337 sulla gestione digitale dei processi informativi. Non è una differenza formale: il riconoscimento istituzionale e contrattuale di un certificato rilasciato a fronte di una norma UNI è significativamente più forte.</p><p><br></p><p>Ma la vera differenza sta nel cambio di paradigma. La PdR era un "Sistema di Gestione BIM". La nuova norma è un "Sistema di Gestione e di Governo dei Processi Digitalizzati" – SGPD. La parola "governo" è stata scelta consapevolmente, prima ancora di "gestione": è il segnale di una consapevolezza più matura.</p><p><br></p><p>"Governo" implica una responsabilità strategica: decidere dove vuoi andare, come vuoi arrivarci, quali rischi accetti e quali no. "Gestione" è più operativa, più quotidiana. La norma chiede alle organizzazioni di fare entrambe le cose – non solo di gestire bene, ma di governare con visione.</p>

Da SGBIM a SGPD: cosa cambia davvero

Il cambio di acronimo da SGBIM a SGPD non è quindi puramente cosmetico.


Assolutamente no. Nella norma l'acronimo BIM è stato sostituito dalla locuzione "gestione informativa digitale". È un segnale voluto, che allinea il documento al quadro normativo e legislativo vigente – il Codice Appalti parla esattamente questo linguaggio – e apre a scenari che vanno oltre la modellazione.


Il BIM resta centrale, intendiamoci. Ma la digitalizzazione di un'organizzazione del settore delle costruzioni oggi comprende molto di più: Business Intelligence, Workflow Management basato su BPMN 2.0, cybersecurity, algoritmi predittivi, integrazioni con sistemi ERP, Data Lake, Data Warehouse, modelli linguistici di Intelligenza Artificiale.


Si pensi proprio all'AI: la norma ne parla esplicitamente, indicando tra i requisiti dell'Ambiente di Condivisione dei Dati la capacità di interazione con modelli linguistici e l'integrazione di algoritmi predittivi. Cinque anni fa sarebbe stato impensabile. Nella prospettiva di medio termine ci muoviamo verso la semi-automazione e la semi-autonomia dei processi decisionali. La norma prepara il terreno a questa trasformazione.

Cosa cambia per le organizzazioni già certificate UNI/PdR 74

Veniamo al punto concreto. Cosa cambia per un'organizzazione già certificata UNI/PdR 74? Il passaggio sarà traumatico?


Mi sento di rassicurare i nostri clienti: il passaggio non è traumatico. La norma ha un impianto coerente con la PdR – stessa struttura High Level Structure dei sistemi di gestione ISO, stessi principi di fondo – ma chiede più rigore su alcuni punti specifici.


Le aree su cui prestare maggiore attenzione sono essenzialmente tre.


Primo: la gestione delle risorse, con requisiti più articolati su competenze, formazione, infrastruttura hardware e software.


Secondo: la formulazione del campo di applicazione. La vecchia PdR classificava le organizzazioni in 4 macro-categorie; la nuova norma lavora su 14 tipologie di organizzazione incrociate con 14 processi. Lo scope del certificato va quindi riformulato in modo più puntuale.


Terzo: il tema della cybersecurity e della gestione dei fornitori, su cui la norma introduce requisiti nuovi. È stato aggiunto un intero paragrafo dedicato alla gestione dei fornitori e degli appaltatori, che nella PdR non c'era.

Validità dei certificati UNI/PdR 74 e transizione alla UNI 11337-8

E sulla validità dei certificati già emessi in conformità alla UNI/PdR 74:2019?


Siamo in attesa che Accredia emetta una circolare che regolerà le modalità ed i tempi di transizione alla nuova UNI 11337-8.


Normalmente il periodo di transizione è di tre anni, durante i quali rimangono validi i certificati già emessi; nel corso di questo periodo si pianificheranno le verifiche di transizione durante gli audit di sorveglianza o rinnovo.


E per chi invece sta valutando la certificazione per la prima volta?


La UNI/Pdr 74:2019 rimane per il momento il riferimento normativo da prendere in considerazione, in prospettiva di una transizione da effettuare nei prossimi anni.


Una cosa che ripeto sempre ai nostri clienti: la certificazione non è un adempimento formale, è uno strumento di governance. Chi la vive così ottiene benefici strategici reali; chi la vive come un bollino perde l'occasione.

UNI 11337-8, AI, cybersecurity e tecnologie emergenti

La norma parla esplicitamente di cybersecurity, AI, algoritmi predittivi, blockchain, IoT, realtà aumentata. Non è troppo avanti rispetto alla maturità media del mercato?


È una domanda che ci siamo posti anche al tavolo UNI. La risposta sta nella struttura dei requisiti: la norma lavora su quattro livelli.


Minimo (M): vincolanti per tutti. Minimo dipendente dal campo di applicazione (M*): si attivano in base allo scope dichiarato. Fortemente raccomandato (F): buone pratiche consolidate. Opzionale (O): leve di differenziazione per chi vuole posizionarsi sulla frontiera.


Tutti i temi di frontiera – AI, blockchain, IoT, AR/VR – sono quasi integralmente classificati come opzionali. Non bloccano la certificazione.


Il messaggio della norma è: "non ti chiedo di essere all'avanguardia su tutto, ma ti fornisco un framework per capire dove sei e dove potresti andare". Per molti clienti, l'Appendice C sui requisiti dell'Ambiente di Condivisione dei Dati – circa 60 voci – sarà di per sé uno strumento di autovalutazione prezioso, anche al di là della certificazione.


Il settore delle costruzioni, non dimentichiamolo, resta tra quelli a più basso livello di maturità digitale in Italia. Serviva una norma che indicasse la direzione, non solo lo stato dell'arte di oggi.

UNI 11337-8 e D.Lgs 36/2023: il collegamento con il nuovo Codice Appalti

La norma è esplicitamente allineata al D.Lgs 36/2023?


Sicuramente sì, dato che di “digitalizzazione” il nuovo codice dei contratti parla nel LIBRO I DEI PRINCIPI, DELLA DIGITALIZZAZIONE, DELLA PROGRAMMAZIONE, DELLA PROGETTAZIONE – Parte II e Parte IV, e negli allegati I.7 - Progettazione e verifica della progettazione, I.9 - Metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni, I.13, I.14, II.13, II.14.


Inoltre il D. Lgs. 36/2023 all'Allegato I.9 richiede alle stazioni appaltanti e agli enti concedenti la predisposizione di un "atto di organizzazione" per la gestione dei processi digitalizzati. La UNI 11337-8 supporta esplicitamente anche questo adempimento.


In più la norma ha ampliato il campo di applicazione in modo molto ambizioso: oltre ai soggetti tradizionali della filiera, include sviluppatori immobiliari, società di consulenza immobiliare, strutture di gestione immobiliare e infrastrutturale, organismi ispettivi, produttori, distributori commerciali. È un riconoscimento della pluralità di attori che concorrono a un investimento nel costruito.

Il doppio livello organizzazione e commessa nella UNI 11337-8

Un tema spesso sottovalutato è il doppio livello organizzazione / commessa. Cosa cambia su questo fronte?


È forse uno dei passaggi più maturi della nuova norma. Il SGPD lavora esplicitamente su due assi: i processi strutturali dell'organizzazione – la sede, la governance, gli ecosistemi digitali stabili – e i processi di commessa, cioè le singole iniziative, le coalizioni con altri operatori, le catene di fornitura.


Chi opera in appalti pubblici, chi partecipa a coalizioni o ATI, chi gestisce catene di fornitura complesse: tutti questi soggetti trovano nella norma uno strumento concreto per strutturare la propria operatività.

Perché scegliere NQA Italia per la certificazione UNI 11337-8

Una domanda franca. Perché un'organizzazione dovrebbe affidarsi a NQA Italia per il percorso di certificazione?


Le rispondo senza formule di circostanza.


In questo momento di transizione servono tre cose: competenza tecnica, vicinanza al cliente e autorevolezza.


Sulla competenza: il nostro team di auditor è già formato sulla nuova norma. Abbiamo partecipato all'elaborazione del testo, conosciamo le logiche che stanno dietro a ogni requisito, e questo si traduce in audit più utili per il cliente – non più lunghi, non più burocratici: più utili.


Sulla vicinanza: siamo un organismo che lavora "a fianco" delle organizzazioni che certifica. La transizione alla nuova norma non è un modulo da compilare, è un percorso da pianificare. Offriamo gap analysis preliminari, supporto nella riformulazione del campo di applicazione, pianificazione dell'audit di transizione su misura.


Sull'autorevolezza: aver contribuito alla stesura della norma, come ho avuto il privilegio di fare personalmente, significa poter spiegare ai clienti non solo cosa dice la norma, ma perché la dice così. È una differenza che si nota al primo incontro. E in un settore dove la differenziazione è spesso difficile, ogni elemento conta.

Vuoi pianificare la transizione alla UNI 11337-8:2026?

Se la tua organizzazione è già certificata UNI/PdR 74:2019 o sta valutando la certificazione per la prima volta, possiamo aiutarti a costruire un percorso efficiente e calibrato sulla tua realtà.


Richiedi una gap analysis o contattaci: uno dei nostri esperti tecnici analizzerà insieme a te la situazione di partenza e ti proporrà una roadmap chiara verso il certificato UNI 11337-8:2026.


L'ing. Giusi Cannata è Amministratore di NQA Italia e componente del Gruppo di Lavoro UNI/CT 033/SC 05/GL 06 "Sistemi informativi immobiliari", che ha redatto la UNI 11337-8:2026.